I Pastori Sardi stanno svuotando le loro produzioni di latte sulle strade della Sardegna, per contestare contro i prezzi “ridicoli” pagati per il loro prodotto.

E leggere questi articoli, oltre al mio amore per la mia terra natia, continuo a chiedermi quando i miei conterranei inizieranno a cambiare i loro punti di vista.

Sono trent’anni che sono via dall’Isola. Un trasferimento forzato, dovuto ad un passato lavorativo “movimentato” ed a vari tentativi di proporre innovazione per una terra che amo.

Trent’anni fa dissero a me ad alcuni miei amici che un progetto di Agriturismo Equestre non era turismo… mentre tanti sviluppavano in questo settore attività proficue, integrando turismo, agricoltura e filiera di produzione.

E dopo trent’anni… vedo che quasi nulla è cambiato.

Preferiamo sprecare migliaia di litri di latte per contestare contro la GDO ed i suoi prezzi, ma la domanda sorge spontanea… chi ha deciso di mettersi nelle loro mani?

Chi dice che vendere a prezzi da strozzo è esclusiva colpa di chi compra? Conosciamo bene le politiche della Grande Distribuzione?

Diamo un’occhiata al mercato di cui parliamo. Il pecorino romano è quotato all’ingrosso circa 5,70 € al kg, quello sardo circa 7,00 € (valutazioni al 25 gennaio 2019). Il prezzo del latte, a quanto detto dai media, circa 0,60 € al litro.

Per ottenere un chilo di Pecorino servono circa 5 lt di latte. E non abbiamo ancora aggiunto tutti i costi di trasformazione e le spese di trasporto.
Se analizziamo quindi i costi dal punto di vista della GDO risulta facile capire il problema dei prezzi che tanto si discute ha un suo fondamento.

É come l’olio extravergine d’oliva a 3 euro… non ci paghi neanche il packaging (forse l’esempio non calza a pieno… questo caso è anche peggio).

Ma allora mi chiedo… perché non cambiare le regole?

Creare una filiera di produzione che proponga il prodotto finito direttamente sul mercato? Guardare come si comportano molti piccoli produttori in altre parti d’Italia ed all’estero?

Considerare attività come quella di Coldiretti nel Lazio o interfacciarsi con il “nuovo mondo” dei gruppi d’acquisto, realtà che stanno prendendo piede, come leggo nei social, anche in Sardegna?

Il mercato sta cambiando e bisogna accettare l’idea che, se non siamo soddisfatti dell’offerta attuale, possiamo sempre proporre un’offerta alternativa. 

Caso contrario continuiamo a sottometterci alle proposte esterne senza cercare alternative reali.

Cambiate, miei cari conterranei, reagite con testa… perché gettare il latte nelle strade, alla lunga, vi danneggerà l’immagine nei confronti del pubblico.

Leggete i commenti dei social.. sono tutti con voi, ma molti non concepiscono questo spreco, vi propongono di agire a favore del sociale.

Combattete lo sfruttamento… ma fattelo in modo attivo. Farà molto più male a coloro che reputate “sfruttatori”.

Foto: La Stampa Italia